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La consegna tramite PEC della documentazione probatoria (unitamente alla proposta di reclamo), ove non adeguatamente dimostrata, non fà decorrere i termini per la proposizione dei motivi aggiunti, ex art. 24 - D. Lgs. n. 546/92.

Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott.ssa Samanta Camarda

- La C.T.P. di Enna, con la sentenza in commento, a fronte della "energica" richiesta, da parte dell'Ufficio Tributario, di inammissibilità per tardività dei motivi aggiunti presentati dal ricorrente, ha analizzato la documentazione dall'ente prodotta al fine di comprovare l'intervenuta notifica via pec della bozza di controdeduzioni allegata al diniego di reclamo, dichiarandola insufficiente allo scopo. Sicchè, nessuna inammissibilità per tardività ha ritenuto potersi dichiarare. Conseguentemente, l'atto opposto è stato annullato per difetto di sottoscrizione. 

La pronuncia in commento si dimostra interessante, nel punto in cui il decidente analizza nel dettaglio la documentazione probatoria - afferente all'assunta notifica via pec della documentazione probatoria relativa al contestato vizio di sottoscrizione dell'atto, unitamente alla proposta di mediazione - dichiarandola insufficiente allo scopo (tardività della presentazione dei motivi aggiunti in violazione dell'art. 24 co. 1 - D. Lgs. n. 546/92, poichè depositati in commissione oltre il termine di sessanta giorni dal ricevimento della PEC che conteneva la documentazione giustificativa degli stessi motivi); e ciò, nonostante il ricorrente non abbia, a tal proposito, sollevato alcuna contestazione circa la prova dell'assunta conoscenza della documentazione antecedentemente alla consultazione del fascicolo presso la segreteria della commissione tributaria.

Secondo l'Ufficio tributario, infatti, il contribuente sarebbe venuto a conoscenza della stessa non già mediante la consultazione del fascicolo di causa ed il ritiro dei documenti allegati alla costituzione in giudizio, bensì prima, precisamente nel momento della notificazione tramite pec al difensore costituito, in allegato alla proposta di mediazione della sola riduzione delle sanzioni. Consegna di cui intendeva darne dimostrazione mediante deposito agli atti di causa dei seguenti documenti: 1. ricevuta di consegna PEC; 2. ricevuta di accettazione PEC; 3. stampa del registro; 4. stampa riepilogativa documenti allegati alla PEC.

Ed invero, per il Collegio ennese, la documentazione versata in atti non è idonea ad attestare con certezza l'invio della documentazione affermata dall'Ufficio tributario, e, dunque, non è sufficiente a dimostrare la tardività dei motivi aggiunti.

Infatti, secondo il giudice di prime cure, le ricevute di accettazione e consegna del messaggio pec, unitamente alla stampa afferente al "registro" (relativo all'invio in uscita avente ad oggetto la proposta di mediazione") e ad una stampa presumibilmente rappresentativa dell'indice di otto documenti allegati al messaggio di posta elettronica, non sono sufficienti a dimostrare quali atti siano stati spediti in quella data; e, quand'anche la stampa rappresentativa ne contenga un elenco più dettagliato, non può in alcun modo essere messa in relazione all'invio tramite PEC. Inoltre, afferma il Giudice, tali incertezze sussistono anche laddove si volesse ammettere la presenza all'interno dell'invio pec di un file che porti la denominazione che lasci presumere la presenza del documento in contestazione, posto che l'Ente ha comunque omesso di provare "la reale immagine contenuta in tale file denominato PDF".

Chiarita l'assenza di prova sul punto, e, di conseguenza, dichiarata la piena ammissibilità e tempestività dei motivi aggiunti, l'analisi degli stessi ha portato all'accoglimento dell'impugnazione, essendo, l'ordine di servizio prodotto dall'Age di Enna, carente dei requisiti che la Corte di cassazione ha ritenuto più volte necessari ai fini della piena prova della corretta sottoscrizione dell'atto accertativo. L'analisi del solo motivo di doglianza accolto, afferma il decidente, è sufficiente a dichiarare assorbite le successive contestazioni, in applicazione del principio della c.d. "ragione più liquida", ovvero in conseguenza dell'esame esclusivo di una questione assorbente, "idonea, di per sè sola, a sorreggere la decisione e tale da non richiedere alcuna ulteriore valutazione sulle altre questioni dedotte in giudizio - senza che sia necessario esaminare previamente tutte le altre secondo l'ordine previsto dall'art. 276 c.p.c.". 

Si fa presente però, per completezza, l'errore commesso dal decidente, nel punto in cui afferma la tardività della presentazione degli "aggiunti motivi" oltre il termine di 60 in ragione del fatto che la memoria depositata agli atti di causa non conteneva "motivi aggiunti" bensì trattavasi di una mera "memoria illustrativa", avendo già provveduto a dedurne i motivi di doglianza con ricorso introduttivo. 

In allegato, la sentenza in commento.

Dott.ssa Samanta Camarda

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