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Nulla la notifica della cartella di pagamento tramite P.E.C., se non è provata la conformità al D. Lgs. n. 82/2005.

Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott.ssa Samanta Camarda

- I giudici della C.T.P. di Messina, con la sentenza n. 4632/2017 depositata lo scorso 13 luglio, hanno annullato una cartella di pagamento notificata tramite P.E.C., motivando l'accoglimento del ricorso sulla scorta del fatto che, a fronte di specifiche contestazioni circa il rispetto delle disposizioni contenute nel D. Lgs. n. 82/2005, il resistente agente non avesse dato prova del contrario, non essendo sufficiente la produzione agli atti delle ricevute di accettazione e consegna della mail certificata rilasciate dal gestore del servizio di posta elettronica certificata.

Nella controversia in argomento, la società ricorrente, difesa dal Dott. Massimo Chiofalo, impugnava una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi (ex art. 36 bis - D.p.r. n. 602/73) ad essa notificata tramite posta elettronica certificata.

La ricorrente, tra le altre cose, si doleva del fatto che la cartella di pagamento fosse viziata nel procedimento di notifica. In particolare, lamentava la violazione del D. Lgs. n. 82/2005 in ordine alle regole tecniche di trasmissione dell'atto, posto che l'allegato pec era privo di firma digitale ex art. 24 co. 4 bis - D. Lgs. n. 82/2005, generata sulla base di un certificato rilasciato da un soggetto abilitato ed in corso di validità. A render ancor più grave il vizio in commento, era il fatto che il documento trasmesso tramite pec fosse sprovvisto dei requisiti di integrità ed immodificabilità ex art. 20 co. 1/bis del medesimo decreto, essendo evincibile agli atti di causa che il file trasmesso riportasse la mera estensione "pdf" in luogo alla necessaria estensione "p7m", normativamente prevista appunto a garanzia dell'integrità ed immodificabiltà del documento medesimo.

Controparte, costituendosi in giudizio, a comprova della corretta notifica, versava in atti le ricevute di accettazione e di consegna generate in modo automatico dal gestore del servizio pec all'atto dell'inoltro del documento, depositandole in copia fotostatica al fascicolo di causa e chiedendo il rigetto del motivo di doglianza per infondatezza.

L'attento giudice della C.T.P. di Messina, nella pronuncia allegata, ha ritenuto  le produzioni documentali dell'agente della riscossione, non sufficienti a sconfessare le doglianze della ricorrente società. Rileva, infatti, che le ricevute di invio e di consegna, versate in atti mediante "mera stampa cartacea" risultavano sprovviste di attestazione di conformità all'originale apposta da un pubblico ufficiale all'uopo autorizzato; sicchè la produzione documentale avversaria non poteva che dichiararsi priva di valenza probatoria, e, come tale, tamquam non esset.

"Peraltro", continua il decidente, "osserva l'adita Commissione che la notificazione in questione, risulta avvenuta con file della cartella che interessa in formato "pdf" piuttosto che in formato ".p7m", quest'ultima soltanto garantendo l'integrità e l'immodificabilità del documento informatico e la identificabilità del suo autore e, dunque, la paternità dell'atto."

Dunque, nel caso in commento, in totale nonchè critica adesione alla tesi difensiva della contribuente, il Giudice della C.T.P. di Messina dichiara nulla la cartella di pagamento per vizio nel procedimento di notificazione tramite P.e.c., e condanna l'agente della riscossione alla refusione delle spese di lite, liquidate in €. 1.500,00.

 

Per completezza, si segnala che le argomentazioni offerte dal Giudice messinese a motivo di accoglimento dell'impugnazione, trovano numerose conferme tra i giudici di merito, alcune delle quali richiamate dallo stesso decidente. Il riferimento è alle seguenti pronunce conformi: C.T.P. Milano, sent. 3.02.2017, n. 1023; C.T.P. Roma, sent. 26.01.2017, n. 1715; C.T.P. Savona, sent. 10.02.2017, n. 100 - richiamate dal Giudice nella sentenza in commento. Altre ancora: C.T.P. Agrigento, sent. 23.03.2017, n. 556; C.T.P. Frosinone, sent. 1.12.2016, n. 869; C.T.P. Milano, sent. 24.02.2017, n. 1638; C.T.P. Agrigento, sent. 13.04.2017, n. 679.

Dott.ssa Samanta Camarda

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