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Secondo la C.T.P. di Milano opera la prescrizione "breve" anche per i tributi erariali. 

Giurisprudenza | n. Allegati 2 | dott.ssa Elisa Sferrazzo

- Secondo i giudici della C.T.P. di Milano, anche per le imposte dirette, considerate dagli stessi quali tributi "periodici", opererebbe il termine di prescrizione "breve" di cui all'art. 2948, n. 4 c.c., ovverosia quinquennale, in luogo di quello ordinario. Tuttavia, la predetta pronuncia si discosta sia dall'orientamento giursprudenziale formatosi in merito all'operatività del termine "ordinario" con riferimento ai tributi erariali, sia dalla nota pronuncia delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016, in materia di prescrizione in ambito tributario, intervento che potrebbe definirsi chiarificatore e rielpilogativo delle diverse posizioni assunte dalle Sezioni Semplici nel corso degli anni.

La fattispecie esaminata dai Giudici milanesi riguardava l'impugnazione di un preavviso di fermo amministrativo e delle prodromiche cartelle di pagamento per debiti IRPEF, IRAP ed IVA. Fra i motivi di ricorso, il ricorrente eccepiva l'omessa notifica delle predette cartelle, nonchè l'intervenuta prescrizione del credito azionato. L'Ufficio resistente si costituiva in giudizio depositando la prova dell'avvenuta notifica delle cartelle in oggetto.

I Giudici di prima istanza, esaminata la documentazione in atti, confermavano l'avvenuta notifica delle cartelle di pagamento, sicché consideravano quale dies a quo, ai fini della decorrenza del termine prescrizionale dei crediti tributari, le date di notifica delle medesime, indi statuendo che "trattandosi di tributi periodici, trova applicazione il termine prescrizionale quinquennale ex art. 2948 n. 4 c.c.ed "in difetto di dimostrazione da parte dell'Ufficio, in ordine al compimento di ulteriori atti interuttivi", concludevano riconoscendo "la tardività della notificazione del preavviso di fermo amministrativo impugnato, poichè notificato quando ormai era spirato il termine prescrizionale quinquennale". Dunque, accoglievano il ricorso.

Ebbene, come anticipato, la pronuncia si discosta dallo scenario giurisprudenziale formatosi in materia di prescrizione dei tributi per i quali le norme non statuiscono l'applicazione un preciso termine.  

Invero, occorre precisare che, secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità, contrariamente a quanto statuito dai Giudici milanesi, per i tributi erariali (IRPEF, IRES, IRAP, IVA) accertati con un atto divenuto definitivo per omessa impugnazione, non è applicabile la prescrizione breve quinquennale prevista per le prestazioni periodiche (art. 2948, n. 4 c.c.) poichè i crediti erariali non possono considerarsi prestazioni periodiche, in quanto derivano dalla eventuale sussistenza dei presupposti impositivi disciplinati dal T.U.I.R. in ogni singolo anno d'imposta (Cass., sent. n. 4283/2010). Consegue che, nella carenza di una espressa disposizione di legge, per detti tributi è applicabile la prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.).

Invece, per i tributi per i quali è prevista una prescrizione di durata inferiore (es. ICI, TARSU, TIA, prescrizione quinquennale) accertati con un atto definitivo perché non impugnato, secondo i principi statuti dalle Sezioni Unite (n. 23397/2016), la prescrizione resta pur sempre quella breve prevista dalla norma, poiché la mancata opposizione al provvedimento ha solo l’effetto dell’irretrattabilità del credito, ma non anche quello del giudicato al quale solo è applicabile l’art. 2953 c.c. (ovvero il termine di anni 10 previsto per la prescrizione dell’actio iudicati). 

Si presenta invece in linea con i principi sanciti dai giudici di legittimità, la sentenza n. 444 della C.T.P. di Savona, di poco successiva alla pronunicia di Milano (dep. il 22 dicembre 2017), con la quale i Giudici di prime cure rilevavano l'intervenuta prescrizione "breve" solo in merito alle cartelle di pagamento riguardanti ICI, TARSU e Canone Rai, mentre per il resto dei tributi (IRPEF, IRAP  e IVA) ritenevano operante la prescrizione decennale ordinaria di cui all'art. 2946 c.c., perciò pedissequamente applicando l'orientamento della Sezione Unite e della più recente giurisprudenza delle Sezioni semplici. 

Per cui, in conclusione, fermo restando che la mancata impugnazione di un avviso d’accertamento o di un provvedimento di riscossione, “… pur determinando la decadenza della possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto dell’irretrattabilità del credito contributivo senza determinare  la c.d.”conversione” del termine di prescrizione breve in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art.2953 c.c.” (Cass., SS. UU., sent. n. 23397/2016), permane per i tributi erariali, in assenza di specifica disciplina, l'applicazione del termine di prescrizione ordinario di cui all'art. 2946 c.c.

Dott.ssa Elisa Sferrazzo

In allegato, le sentenze in commento. 

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