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Il trasferimento dell'azienda mediante «patto di famiglia» non genera alcuna plusvalenza tassabile ai fini IRPEF, dacché l'operazione avviene a valori fiscalmente riconosciuti, in regime di neutralità. 

Giurisprudenza | n. Allegati 1 | Avv. Giuseppe Chiaramonte

È quanto statuito dalla C.T.P. di Matera con sentenza n. 350 del 5 dicembre 2017 mediante la quale i Giudici lucani, nell’accogliere il ricorso del contribuente, hanno ritenuto applicabile alla res controversa la previsione di cui agli artt. 768-bis c.c. e 58 del TUIR, secondo i quali l’imprenditore cedente è esentato dal pagamento dell’imposta sui redditi, in quanto il trasferimento dell'azienda attraverso l'istituto de quo non genera alcuna plusvalenza tassabile come, del pari, risulta corretto riconoscere analoga esenzione al soggetto beneficiario della cessione, essendo assolutamente irrilevante la qualifica (imprenditore o meno) di cui lo stesso può essere già in possesso.

La sentenza in commento consente di fare delle brevi riflessioni relativamente all’istituto del «patto di famiglia» ancora poco conosciuto ed usato in Italia, costituente una netta eccezione ad una delle regole più importanti del nostro ordinamento: il divieto di patti successori di cui all’art. 458 c.c. Il patto di famiglia, introdotto dalla Legge 14 febbraio 2006 n. 55 mediante l’inserimento degli artt. da 768-bis a 768-octies c.c., costituisce una significativa innovazione non soltanto in materia di diritto di famiglia e testamentaria, determinando un ridimensionamento del divieto di patti successori, ma anche e soprattutto in materia tributaria, ove innanzitutto è prevista la totale esenzione dalle imposte sulle successioni e donazioni di cui al D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346.

Difatti, l’introduzione del comma 4-ter all’art. 3 del Decreto suddetto ad opera della Legge Finanziaria del 2007, ha espressamente escluso il patto di famiglia dall’ambito di applicazione dell’art. 1 (D.Lgs. n. 346/1990 cit.) ai sensi del quale l’imposta sulle successioni e donazioni è applicata ai trasferimenti di beni e diritti mortis causa o derivanti da una donazione o da altro atto di liberalità inter vivos

L’intento perseguito dal Legislatore, mediante l’istituto all’esame, consiste nel facilitare il passaggio generazionale delle aziende tra i componenti della famiglia di origine, al fine di assicurare la prosecuzione dell’attività aziendale evitando le liti ereditarie e, perciò, il loro smembramento. Il patto di famiglia assolve, pertanto, alle seguenti duplici funzioni: la salvaguardia e conservazione dell’unità del bene produttivo nonché l’anticipazione del trasferimento dell’azienda nel momento in cui il disponente è ancora in vita.

Ai sensi dell’art. 768-bis c.c. però, l’ambito operativo dell’istituto in parola è circoscritto alla sola azienda e/o quote societarie, restando escluse pertanto tutte quelle voci che possono concorrere alla formazione della massa ereditaria (denaro, crediti, immobili, beni mobili etc. …). 

Dal punto di vista fiscale, sebbene il nostro Legislatore non abbia dettato una normativa tributaria specifica in materia, il nuovo istituto presenta dei sostanziali vantaggi e benefici in termini di esenzione delle summenzionate imposte, purché il trasferimento dell’azienda avvenga a titolo completamente gratuito e l’erede assegnatario prosegua l’attività d’impresa per un periodo non inferiore a 5 anni a far data dalla stipula del contratto.

La norma prevede un regime agevolato (non assoggettabilità all’imposta) per i trasferimenti di aziende familiari (individuali o collettive) e per il trasferimento di quote sociali o azioni di Società per azioni mediante le quali è acquisito il controllo si sensi dell’art. 2359, co. 1, n. 1 c.c.

In particolare, il regime fiscale (neutrale) applicato al patto di famiglia prevede:

  1. l’esenzione dall’imposta di donazione;
  2. l’esenzione dall’imposta di trascrizione per le formalità relative;
  3. l’esenzione dall’imposta catastale per le volture relative.  

La neutralità fiscale, purtuttavia, non si estende alla eventuale successiva cessione dell’azienda familiare e/o delle quote azionarie effettuata dall’erede beneficiario del patto di famiglia. Ma l'aspetto ancor più rilevante in materia tributaria, egregiamente messo in risalto dalla Commissione materana, è senz'altro rappresentato dalla totale neutralità del trasferimento ai fini delle II.DD., posto che tale operazione avviene a valori fiscalmente riconosciuti e, pertanto, non genera alcun tipo di plusvalenza, sì come disposto dall'art. 58, co. 1 - T.U.I.R., secondo il quale «il trasferimento di azienda per causa di morte o per atto gratuito non costituisce realizzo di plusvalenze dell'azienda stessa». E la ratio della siffatta disposizione è agevolmente rinvenibile nella intentio legis volta a facilitare il passaggio generazionale delle aziende su cui ci si è sopra soffermati e, pertanto, nella manifesta assenza di intenti speculativi da parte del trasferente.

In materia tributaria, quindi, anche al fine di approntare le opportune difese in giudizio avverso le illegittime pretese avanzate dall’Amministrazione Finanziaria, la disciplina di questo particolare e nuovo istituto si ricava da un’attività ermeneutica degli artt. da 768-bis a 768-octies c.c., dell’art. 3, co. 4-ter del D.Lgs. n. 346/1990, dell’art. 58 del TUIR, delle Circolari dell’AdE nn. 3/E/2008 e n. 18/E/2013, nonché del diritto vivente sancito dalla giurisprudenza di legittimità e di merito.   

                                                                                                                                                            Avv. Giuseppe Chiaramonte

In allegato, la sentenza in commento.  

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