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Non motivata la sentenza di appello che dichiara raggiunta la prova della notifica dell'atto presupposto sulla scorta delle informazioni riportate nel provvedimento impugnato. 

Giurisprudenza | n. Allegati 1 | dott.ssa Samanta Camarda

- La sentenza qui in commento, la n. 5435 del 7.03.2018, della Suprema Corte di Cassazione, si rivela interessante con riferimento ai non rari casi in cui i Giudici di merito, nonostante le specifiche doglianze di parte ricorrente, e l'onus probandi che incombe sulla controparte in causa, ritengano raggiunta la prova (o comunque, pretestuose le contestazioni del contribuente), sulla sola scorta delle informazioni stampigliate sull'atto impugnato, ponendo in essere un eclatante "atto di fede" privo di successivo riscontro probatorio.

Nel caso vagliato dai Giudici di legittimità, il ricorrente, in entrambi i gradi di merito, lamentava, tra le altre cose, la nullità della cartella di pagamento impugnata per omessa notifica del prodromico avviso di accertamento, richiamato in motivazione in seno all'atto esecutivo opposto.

Il Giudice di seconde cure, confermando la sentenza sfavorevole del precedente grado del giudizio, sul punto si limitava a rilevare che in seno alla cartella di pagamento impugnata fosse debitamente indicata la data di notifica del presupposto avviso di accertamento, così escludendo la contestata "invalidità derivata" dell'atto successivo opposto, ritenendo l'indicata stampigliatura sufficiente dimostrazione dell'avvenuta notifica dell'atto impositivo. 

Instaurato il giudizio per la cassazione della sentenza illegittima ad opera del contribuente, i giudici di legittimità, con il pronunciamento allegato, hanno accolto il primo motivo di ricorso del ricorrente, che censurava la nullità del decisum per violazione dell'art. 360 co. 1 n. 4 c.p.c..

Il motivo si fondava sul fatto che la sentenza fosse solo apparentemente motivata in ordine alle ragioni che hanno indotto il Giudice a ritenere raggiunta la prova della rituale notifica dell'avviso di accertamento presupposto alla cartella, invero riconducibili nel sol fatto di essere riportata la data di avvenuta consegna all'interno dell'atto riscossivo, in totale assenza di prove documentali atte a confermare quanto indicato e segnatamente censurato.

Ebbene, sul punto, la Suprema Corte ha dichiarato totalmente carente di motivazione la decisione del Giudice di appello, non avendo il decidente in alcun modo chiarito gli elementi attraverso i quali ha ritenuto sussistere sufficiente dimostrazione dell'avvenuta notificazione dell'avviso di accertamento; atto quest'ultimo dal quale promanava l'impugnata iscrizione a ruolo.

Per completezza, si fa presente che i decidenti sono giunti alle medesime conclusioni con riferimento alla sollevata doglianza afferente alla mancata e/o illegittima sottoscrizione del ruolo, posto che il giudice regionale onerava, per ragioni di opportunità, parte ricorrente a richiedere informazioni riguardanti la corretta sottoscrizione del ruolo, all'ufficio tributario competente. Su quest'ultimo aspetto, la Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la decisione impugnata per non aver il giudice del gravame palesato l'iter logico-giuridico che gli ha consentito di superare la doglianza di parte ricorrente.

Infine, con la pronuncia in commento, i massimi giudici hanno poi dichiarato inammissibile, per carenza di interesse, l'appello incidentale condizionato proposto dal Equitalia Nord, per assenza di espressa statuizione di rigetto da parte del precedente giudice.

Il controricorrente, infatti, in ipotesi di accoglimento del ricorso principale, chiedeva di cassare l'impugnata sentenza, per non avere il giudice di merito esercitato i poteri istruttori d'ufficio, al fine di acquisire la prova dell'avvenuta notifica dell'avviso di accertamento prodromico (violazione dell'art. 7 - D. Lgs. n. 546/92).

Correttamente, i decidenti di legittimità, rinvenendo l'assenza di soccombenza sul punto da parte del controricorrente Equitalia Nord (i giudici di seconde cure, infatti, non si erano pronunciati sulla richiesta di utilizzo dei poteri istruttori, poichè assorbita dal rigetto dei motivi di appello), hanno ricordato che: "in tema di giudizio di cassazione, è inammissibile per carenza d'interesse il ricorso incidentale condizionato, allorchè proponga censure che non sono dirette contro una statuizione della sentenza di merito, ma sono relative a questioni sulle quali il giudice non si è pronunciato, ritenendole assorbite, atteso che in relazione a tali questioni manca la soccombenza, che costituisce il presupposto dell'impugnazione, salva la facoltà di riproporre le questioni medesime al giudice del rinvio, in caso di annullamento della sentenza. (Cass., sent. n. 22095/2017)"

La causa è stata così restituita alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione.

 

Una breve riflessione sia concessa.

Sull'utilizzo dei poteri istruttori del giudice, è appena il caso di ricordare che la natura dispositiva del processo tributario è stata definitivamente sacralizzata dal legislatore mediante l'intervento abrogativo attuato con la Legge n. 248/2005, sul co. 3 dell'art. 7 - D. Lgs. n. 546/92, che attribuiva al giudice tributario il potere di ordinare alle parti il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia. Proprio l'intervenuta abrogazione della norma attributiva del relativo potere, ragionevolmente induce a dubitare sull'opportunità e legittimità del provvedimento istruttorio officioso diretto ad acquisire agli atti del processo documentazione che la parte, sua sponte, aveva l'onere di versare. E' fuori di dubbio che è esclusivo onere delle parti processuali, ciascuna secondo il ruolo processuale assunto, porre nella disponibilità del giudicante tutta la documentazione necessaria a comprovare i fatti affermati. Ruolo del giudice sarà esclusivamente quello di operare su di essi una attività di valutazione secondo i dettami dell'art. 116 c.p.c., non potendosi legittimare un'attività istruttoria in chiave sostitutiva e/o ausiliaria in favore della parte su cui grava l'onere probatorio, ovverosia finalizzata a supplire alle sua colpevole inerzia processuale. Intervento, quest'ultimo, inibito dalla lettura del combinato disposto dell'art. 111 Cost. (terzietà del giudice - parità delle parti), dell'art. 115 c.p.c. (istruttoria affidata all'attività di parte - principio dispositivo) e art. 2697 c.c. ("onus probandi ei qui dicit incumbit"). Interessanti spunti di riflessione emergono, poi, dalla pronuncia della Corte Cost. 19.03.2007, n. 109, che delinea la corretta operatività delle disposizioni contenute all'art. 7 del D. lgs. n. 546/92; pronuncia sulla quale, in questa sede, si ritiene opportuno non indugiare.

Dott.ssa Samanta Camarda

In allegato la sentenza in commento.

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