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La mera dicitura "compiuta giacenza" riportata sulla busta non salva la notifica.

Giurisprudenza | n. Allegati 1 | Avv. Giuseppe Chiaramonte

In tema di notifica delle cartelle di pagamento, e più in generale di tutti gli atti impo-esattivi immediatamente esecutivi, la Corte di Cassazione è di recente tornata a soffermarsi sulla procedura da implementare nei casi di "irreperibilità relativa o temporanea" ed, in particolare, sulla necessità che si portino a compimento tutti gli adempimenti prescritti ex art. 140 c.p.c. affinché si perfezioni la notifica e si garantisca, quindi, l'effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario.

Nel caso oggetto di vexata quaestio, l'Ente riscossore sosteneva l'inapplicabilità al processo tributario delle formalità relative alla procedura notificatoria di cui al combinato disposto degli artt. 140 c.p.c. e 60, co. 1, lett. b-bis del D.P.R. n. 600/73, ritenendo di aver sufficientemente fornito la prova dalla ritualità della notifica mediante allegazione della mera "busta" sulla quale era stampigliata la dicitura a penna "compiuta giacenza".

I giudici di legittimità, richiamando le note sentenze "additive di diritto" della Corte Costituzionale, n. 3/2010 e n. 258/2012, hanno chiarito che la busta recante la semplice dicitura "compiuta giacenza" non equivale all'avviso di ricevimento della raccomandata (c.d. CAD), non assumendo valore fidefacente in ordine al compimento - da parte dell'ufficiale giudiziario o del pubblico ufficiale - di tutti gli adempimenti richiesti ex lege, quali l'indicazione sulla relata dei tentativi di notifica presso la residenza o domicilio del contribuente, il deposito dell'atto presso la casa comunale, l'affissione dell'avviso di deposito, in busta chiusa e sigillata, alla porta dell'abitazione ed, infine, l'invio della raccomandata informativa.

Al riguardo la Corte di Cassazione si è così espressa: "... in tema di notificazioni a mezzo posta, il notificante deve provare il perfezionamento della notifica nei confronti del destinatario mediante la produzione dell'avviso di ricevimento della raccomandata, unico documento idoneo ad attestare la consegna del plico e la data di questa". (Cfr. Cass., sent. 16.03.2018, n. 6513) 

Tuttavia, se nel panorama giurisprudenziale si è ormai delineato l'orientamento volto a valorizzare il controllo giurisprudenziale dell'adempimento di tutte le formalità prescritte ex artt. 140 e 60 citati, soprattutto all'indomani delle menzionate sentenze n. 3/2010 e n. 258/2012 della Consulta, lo stesso non può dirsi in materia di notifica degli Avvisi di Addebito Inps emessi ex art. 29 del D.L. n. 78/2010, per i quali non è prevista, inspiegabilmente, l'applicazione del rito degli "irreperibili".

Al contrario, anzi, la giurisprudenza di legittimità tende ad escluderne l'applicazione in via analogica.

Nel caso di specie, dunque, trattandosi di atto impositivo immediatamente esecutivo, contenente l'ingiunzione al pagamento di una somma di denaro, e vista la riluttanza della giurisprudenza limitatamente all'Avviso di Addebito Inps, siffatta evidente diversità di disciplina circa una medesima situazione non appare riconducibile ad alcuna ragionevole ratio, sicchè sarebbe auspicabile la proposizione - da parte degli operatori del diritto - di una nuova questione di legittimità costituzionale per violazione dell'art. 3 Cost.  

                                                                                                                                                            Avv. Giuseppe Chiaramonte

In allegato, la sentenza in commento.  

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