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Impugnazione della cartella "al buio" (aliunde conosciuta tramite l'estratto di ruolo) ed onere probatorio del Riscossore: commento alle ultime precisazioni dei Giudici di legittimità. 

Giurisprudenza | n. Allegati 3 | dott.ssa Samanta Camarda

- Continuano i chiarimenti della Corte di Cassazione in ordine all'accesso alla giustizia tributaria per il tramite dell'estratto di ruolo, in mancanza della notificazione di un atto "tipico". La sentenza in commento - n. 1302, depositata il 19.01.2018 - ha il merito di fare altresì chiarezza circa la corretta lettura dell'art. 26 - D.P.R. n. 602/73 in rapporto all'onere probatorio che incombe in capo all'Agente della riscossione, il cui assolvimento prescinde "dal tempo" trascorso dall'eventuale consegna (tentata o effettuata) della cartella di pagamento.

Lo scrutinio della sentenza in commento consente di affrontare svariati aspetti afferenti al caso di opposizione alla pretesa tributaria, della quale si è venuti a conoscenza per il tramite di un atto "atipico", appunto l'estratto di ruolo, richiesto ed ottenuto presso gli uffici dell'Agente della riscossione, o tramite pec.

La Giurisprudenza di legittimità, sul punto, aveva già fornito importanti chiarimenti e risolto il contrasto giurisprudenziale nel frattempo formatosi, mediante il deposito della sentenza n. 19704/2015, resa a SS. UU.. In quell'occasione, i massimi giudici precisarono che fosse pienamente ammissibile, sussistendone l'interesse, l'impugnazione dell'estratto di ruolo allo scopo di far valere il vizio di notifica della cartella di pagamento in essa indicata, della quale si è venuti a conoscenza per il tramite di quell'atto atipico (estratto di ruolo, appunto), nel doveroso rispetto del "diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale". Con la sentenza n. 1302, depositata qualche giorno fa, la Corte di Cassazione ribadisce l'ammissibilità dell'azione del contribuente (avverso più ruoli cumulativamente impugnati), sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata del co. 3 dell'art. 19 - D. Lgs. n. 546/92, che impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato non costituisca l'unica possibilità di far valere l'invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto a conoscenza. Sicchè, non può escludersi la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, mediante un atto ottenuto su impulso di parte.

E' chiaro che, pacificamente ammessa l'impugnazione della cartella di pagamento non notificata, aliunde conosciuta tramite l'estratto di ruolo, è onere del riscossore dimostrare che la medesima cartella era stata illo tempore correttamente notificata. Senonchè, le lagnanze dell'agente sul punto invocavano il disposto normativo di cui all'art. 26 - D.P.R. n. 602/73 che al comma 5 statuisce: "Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella di pagamento con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione." Norma, quella appena richiamata, che ha permesso all'agente della riscossione, per le "vecchie" notifiche, si sentirsi esonerato dall'obbligo di dimostrazione processuale della procedura in parola. Infatti, è proprio l'assunta violazione di tale norma che il ricorrente Esattore ha avanzato nel proprio ricorso per cassazione, lamentando l'erroneità del giudice di seconde cure laddove ha preteso l'esibizione delle relazioni di notificazione asseritamente eseguite a suo tempo, pur essendo trascorso in quinquennio statuito dal citato art. 26. I giudici di legittimità fanno chiarezza sulla portata della norma della quale se ne lamentava la violazione. Si legge, infatti, che per quanto attiene la conservazione dei documenti previsti all'art. 26 (documenti che attestano la notifica della cartella di pagamento), il termine quinquennale ivi indicato è previsto ed opera ai soli fini di una eventuale richiesta da parte del contribuente e dell'amministrazione. Per quanto attiene, invece, l'onere probatorio, tale norma non enuclea alcuna ipotesi di esenzione oltre in quinquiennio, in ragione del fatto che le disposizioni generali sul riparto e sul soddisfacimento dell'onere probatorio, in ragione delle esigenze connaturate al contenzioso giurisdizionale, non possono che trovare pieno e continuativo vigore, anche oltre l'indicato quinquennio. Alla luce di ciò, "Ne consegue che il concessionario è comunque tenuto, indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella: una cosa essendo l'obbligo di conservazione a fini amministrativi, organizzativi e ispettivi, e tutt'altra l'osservanza dell'onere probatorio, non derogato dalla norma speciale (Cass. n. 6887/2016)".

In tale sede, posto che secondo precedenti ed unanime pronunce, ai fini dell'onere probatorio afferente alla notifica degli atti tipici della riscossione non sono ammessi equipollenti, limitare l'assolvimento dell'onere in parola (produzione delle relate di notifica ovvero degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali) ai soli atti notificati cinque anni prima, significherebbe violare siffatto onere, nel momento in cui si ritenga ancorato ad un determinato arco temporale del quale non ne esiste menzione all'art. 2697 c.c..

La piena ammissibilità dell'azione processuale del contribuente scaturente dalla stampa degli estratti ruolo, in caso di mancata rituale notifica della cartelle di pagamento, è stata successivamente ribadita dalla sentenza della Corte di Cassazione, depositata il 2 maggio c.a., n. 10456, che ha accolto il ricorso del contribuente avverso la sentenza di seconde cure, che aveva confermato la pronuncia di inammissibilità dell'azione processuale resa in primo grado, avente ad oggetto l'impugnazione di cartelle di pagamento, delle quali era venuto a conoscenza per il tramite dell'estratto a ruolo.

Un ultima osservazione sia concessa.

Le pronunce oggetto delle presenti osservazioni, attestano contro ogni ragionevole dubbio che non solo l'impugnazione delle cartelle di pagamento può legittimamente azionarsi per il tramite dell'estratto di ruolo, ancorchè le prime non siano state mai ritualmente notificate (ciò in ragione di una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 19 co. 3 - D.Lsg. n. 546/92), ma che è pienamente ammissibile, altresì, l'impugnazione di più cartelle di pagamento mediante il ricorso avverso più estratti di ruolo, aventi ad oggetto differenti tributi. Tale precisazione è rivolta al recente ed illegittimo orientamento che si è formato presso la Commissione tributaria provinciale di Catania, che, seppur ammettendo - conformemente all'orientamento della Corte di Cassazione - la piena ammissibilità dell'azione rivolta alla richiesta di annullamento delle cartelle di pagamento per il tramite dell'estratto di ruolo, ritiene comunque inammissibile l'azione cumulativamente svolta dal contribuente, in ragione dei diversi presupposti e dei differenti termini di prescrizione stabiliti per i singoli tributi.

Sicchè, ad oggi, nonostante sia lapalissiana la possibilità di impugnare più cartelle "al buio", lamentandone per tutte l'omessa rituale notificazione e la eventuale maturata prescrizione (a seconda del tipo di tributo iscritto a ruolo), ad oggi, nella realtà catanese, i contribuente si trovano costretti a presentare più ricorsi, al fine di non sentirsi dichiarare la loro azione (seppur legittima) inammissibile.

Sul punto, si segnala ai lettori la pronuncia del Tribunale di Palmi - Sez. Civile, del 10.02.2015, Giudice Dott.ssa Naso, che con decisione diametralmente opposta a quelle che ad oggi depositano i giudici di prime cure catanesi, ha dichiarato l'inammissibilità delle singole impugnazioni, per artificiosa ed abusiva moltiplicazione di iniziative giudiziali che si sarebbero invero potute e dovute convogliare in un unica impugnazione, posta l'identità di richieste e doglianze.

Si allegano, allora, le sentenze della Corte di Cassazione in commento, e, solo per mera curiosità, una pronuncia di inammissibilità emessa della C.T.P. di Catania. 

Dott.ssa Samanta Camarda

                                                                                                                                                           

In allegato, le sentenze in commento.  

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