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Accertamento sintetico e spese per incrementi patrimoniali: i confini della prova contraria rispetto alla presunzione normativa di maggiori redditi non dichiarati.  

Giurisprudenza | n. Allegati 2 | dott.ssa Elisa Sferrazzo

Con due ordinanze del 28 marzo e del 3 aprile scorsi, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla "idoneità" della prova contraria gravante sul contribuente destinatario di un accertamento "sintetico". In entrambi i casi, i Giudici di legittimità hanno fatto riferimento alla normativa ratione temporis applicabile, ovvero alla versione dell'art. 38, co. 4 e ss. - D.P.R. n. 600/73 precedente alle modifiche apportate dall'art. 22 - D.L. n. 78/2010 ed entrate in vigore dal 31 maggio 2010.

Le questioni affrontate dai Supremi Giudici hanno come comune denominatore il rigetto dell'appello del contribuente, non avendo questi dimostrato, a detta dei giudici di merito, anche attraverso l'esibizione di documentazione bancaria (estratto conto), che il maggior reddito sinteticamente accertato fosse in tutto o in parte costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte, specificatamente impiegati per coprire le spese patrimoniali contestate.

Con ricorso per cassazione, i contribuenti lamentano che l'onere prova in capo agli stessi gravante, risulta circoscritto alla verifica della sola entità degli ulteriori redditi e della durata del loro possesso e non può spingersi, come infondatamente osservato dai giudici di seconde cure, fino ad imporre di dimostrare che tali redditi siano stati utilizzati specificatamente per coprire le spese contestate. 

Preliminarmente, la Corte di Cassazione ha confermato che, qualora l'ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente dall'art. 38, sesto comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, concerne la "disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta", anche "all'interno del nucleo familiare" laddove trattasi di liberalità. [Cass., ord. n. 7757/2018]

Successivamente, i Supremi Giudici precisano che la suddetta prova non riguarda la sola "disponibilità" dei predetti redditi, ma anche "l'entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall'accertamento (Cass. n. 1332 del 26/01/2016, Cass. n. 25104 del 26/11/2014)" [Cass., ord. n. 7757/2018]; entità e durata che "costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. (n. 25104 del 2014, n. 22944 del 2015, n. 22944 del 2015)". [Cass., ord. n. 8167/2018]

Alla luce dei predetti principi, i Decidenti di legittimità si sono risolti per l'accogliendo dei ricorsi dei contribuenti, cassando con rinvio:

  • alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, "non emergendo le ragioni per cui la CTR ha ritenuto che la prova offerta dal contribuente non fosse idonea a contrastare le presunzioni dell'Ufficio, non risultando quale fosse la documentazione esaminata e perché gli elementi in essa contenuti non fossero idonei a dimostrare che il maggior reddito accertato fosse costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte" [ord. n. 7757/2018];
  • alla Commissione Triburia Regionale della Calabria, poichè "la sentenza impugnata non si è adeguata ai superiori principi, avendo posto a base della decisione il principio, errato in diritto, secondo cui la documentazione bancaria, in particolare l’estratto conto, "è documento idoneo se accanto all’incasso per un disinvestimento rileva l’uscita finanziaria per il pagamento dell’investimento patrimoniale di cui si è chiesta la giustificazione". [ord. n. 8167/2018]

Dunque, con le pronunce in commento, il Supremo Consesso ha ulteriormente tracciato i confini della prova documentale "idonea" a contrastare la presunzione legale ex art. 38, co. 4 e ss. - D.P.R. n. 600/73, ribadendo che il contribuente è tenuto a provare solamente che le ulteriori somme a sua disposizione siano state disponibili e capienti nel periodo in cui si è proceduto all'acquisto dei beni immobili contestati dall'Amministrazione finanziaria e non anche che tali somme siano state specificatamente impiegate per l'acquistato dei predetti beni.                                                                

Dott.ssa Elisa Sferrazzo 

In allegato, le sentenze in commento. 

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